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E’ pressoché impossibile non farsi coinvolgere da Cuba. L’isola fa vibrare i sensi, confonde la mente, colpisce al cuore. E’ un luogo magico, ricco di romantiche immagini: splendide donne fiere dei propri fianchi ampi, le congas che suonano fino a notte inoltrata, il saporito maiale arrosto ed il dolce rum scuro, scampoli di conversazioni, allusioni erotiche e umorismo feroce, gente calda, espressiva ed affettuosa, l’arte di un sigaro rollato a mano.
Ma alla mente si affacciano anche immagini meno liete: giovani frustrati che sognano un futuro altrove, un sistema politico che ha tradito i propri cittadini, la repressione e un vecchio e testardo dittatore, slogan anti-americani e statue di Lenin, bellissimi edifici in rovina, negozi vuoti ed autobus stracolmi.
L’isola pare fuori dal tempo.
I turisti che visitano l’isola raramente ne colgono la dura realtà: per loro Cuba ha il sapore della bella vita in un rifugio tropicale, di una fuga esotica. Ma chi visita Cuba viene comunque colpito nel profondo: lentamente l’isola caraibica entra nella pelle e tocca l’anima. Le emozioni scorrono, inducendo presto a riflettere.
Benvenuti a Cuba:
scegliete voi cosa pensarne!
La storia e l’economia
Il primo europeo ad avvistare la costa di Cuba fu Cristoforo Colombo, che nel 1492 la dichiarò l’isola più bella del mondo. Naturalmente Cuba era già popolata da diversi millenni dal popolo che Colombo classificò come Indiani (Siboney, Taìno, Carib) e nonostante l’organizzazione sociale, la complessità linguistica e religiosa, gli indiani dei Caraibi non impressionarono Colombo.
Gli spagnoli giunti dopo Colombo, viste le ricchezze dell’isola, decisero di sottomettere le popolazioni locali, costringendoli a lavorare nell’estrazione dell’oro.
Nel 1511 Velàzques fondò le sette villas di Cuba (Baracoa, Santiago, Bayamo, Camaguey, Trinidad, Sancti Spìritus e Habana) e radunò gli indigeni per impiegarli nei lavori forzati. Molte famiglie di indiani si tolsero la vita pur di non recarsi nei campi di lavoro e gli spagnoli videro tale atteggiamento come pigrizia; altri indigeni vennero cacciati e le malattie portate dall’Europa decimarono i pochi rimasti.
A poco a poco le ricchezze di Cuba si esaurirono e gli spagnoli si diressero verso altre mete. Fu la sua posizione strategica e le sue fortificazioni a salvare l’isola. Divenne deposito di merci provenienti dal Messico, Perù, Bolivia e ponte per le lucrose spedizioni nell’America Centrale e del Sud. L’andirivieni di marinai, avventurieri e disperati trasformarono l’Avana e Santiago in agglomerati di taverne e bordelli.
Qualche mercante riuscì ad accumulare piccole fortune rifornendo i galeoni diretti in Spagna. Grazie a tali commerci Cuba attirò una sorta di alta società con la conseguente costruzione dei bei palazzi in pietra ancora visibili nella vecchia Avana.
Ma il traffico di navi attirò ben presto anche pirati e bucanieri (Francis Drake e Henry Morgan)
All’inizio del XIX secolo tutti i possedimenti spagnoli del Nuovo Mondo si ribellarono contro il potere coloniale ad eccezione di Cuba; nel 1825 infatti gli spagnoli avevano ormai rinunciato ai loro possedimenti e si erano ritirati a Cuba. Inoltre la rivolta di Haiti aveva spinto alle stelle il prezzo dello zucchero e Cuba divenne il maggior produttore mondiale di “oro bianco”. Iniziò un’era di favolose ricchezze ed improvvise fortune.
Lussureggianti foreste di mogano e cedro vennero sradicate per far posto alle piantagioni di canna da zucchero che richiedevano un numero sempre crescente di schiavi. Fu il momento della “zuccherocrazia”: il centro di produzione di Trinidad vide la costruzione di splendidi palazzi; i proprietari si potevano permettere preziosi acquisti in Europa come tappeti persiani, dipinti italiani, candelabri francesi. L’Avana divenne il “gioiello dei Caraibi” e venne costruita la prima ferrovia dell’America Latina.
Ma l’euforia non poteva durare a lungo: nel 1857 il mercato raggiunse la saturazione e Cuba entrò in una spirale economica negativa.
Entro il 1868 molti cubani erano pronti a mettere fine al dominio coloniale spagnolo. In quell’anno il presidente Carlos Manuel de Cespedes concesse la libertà agli schiavi e dichiarò Cuba indipendente, dando inizio alla guerra dei 10 anni contro la Spagna. Gli schiavi, ormai uomini liberi, si unirono alle fila dell’esercito di liberazione (Antonio Maceo, soldato di colore, divenne generale). Gli Stati Uniti, consci dell’importanza strategica di Cuba, si schierarono anch’essi con l’esercito cubano e dopo la vittoria insidiarono un governo militare. Cuba passava così sotto un’altra potenza.
Nel maggio del 1902 l’esercito americano se ne andò lasciando Cuba in uno stato di relativa libertà. ma continuando a investire nell’isola..
Nel 1912 ad aggravare la condizione cubana ci fu anche la Rivolta Nera. Gli afro-Cubani, molti dei quali avevano combattuto nella guerra di indipendenza furono profondamente delusi dalla nuova repubblica e iniziarono la rivolta che degenerò in un massacro.
L’ETA’ DELLA DECADENZA
Nel 1928 in pieno proibizionismo, i turisti americani arrivavano a l’Avana alla ricerca della libertà.
Vi era un vero e proprio vademecum che riassumeva i motivi per visitare Cuba:
1. Potete bere quanto volete;
2. Potete pagare ai vostri amici tutti i brindisi che volete;
3. Potete tentare la fortuna alla lotteria;
4. Potete perdere tutti i soldi che volete al casinò;
5. Non siete obbligati ad esibire il certificato di matrimonio;
6. Potete guardare negli occhi tutte le graziose “senoritas” poichè tale comportamento a Cuba viene considerato un complimento e non un crimine.
Con un esordio del genere Cuba ed in particolare l’Avana si avviavano a diventare simboli internazionali di un piacere decadente.
L’Avana divenne presto la capitale della prostituzione dell’emisfero occidentale e i maggiori guadagni non andavano certamente a cubani; la decadenza era anche favorita da una serie di regimi sempre più corrotti, brutali ed autoritari.
Una città in cui si accumulavano grandi ricchezze grazie ad alcool, gioco d’azzardo e prostituzione non poteva non suscitare l’interesse della mafia americana.
La Grande Depressione scatenò una serie di rivolte contro il presidente Gerardo Machado e nel 1933, mentre il paese si trovava sull’orlo di una guerra civile, venne indetto uno sciopero generale che portò il presidente alla fuga verso Miami.
Nei disordini che seguirono, il controllo venne assunto da un giovane sergente dell’esercito, Fulgencio Batista che nel 1940 fu eletto presidente. L’era di Batista era cominciata.
Grazie al gioco d’azzardo, che non solo continuò ma ebbe un grosso sviluppo, crebbero gli alberghi, tutti dotati di casinò. Nel 1953 il gioco venne regolarizzato ma la corruzione era al culmine.
In questo stato di cose nell’aprile del 1958 la Commissione per il gioco d’azzardo del Nevada, infuriata per l’effetto negativo del successo dell’Avana su Las Vegas, proibì agli operatori americani di lavorare nei casinò di Cuba.. Gli investitori di Las Vegas ritirarono i propri finanziamenti.
Mentre all’Avana fioriva la decadenza, nelle campagne cominciavano ad attecchire le radici della rivoluzione.
Sotto il dominio di Batista una ristretta élite viveva nel lusso più sfrenato mentre la maggioranza della popolazione rurale sopportava una povertà spaventosa. Acqua corrente, elettricità, cure mediche e istruzione erano riservate ad una minoranza. Un quarto dei cubani era analfabeta e un quarto dei maschi adulti senza lavoro. Il paese era schiacciato dalla corruzione, dall’oppressione e dall’ineguaglianza.
Un anno dopo l’inizio del secondo mandato presidenziale di Batista, un giovane e coraggioso avvocato chiamato Fidel Castro decise che solo una rivoluzione armata avrebbe potuto mettere fine al regno del dittatore.
Il 26 luglio 1953, sperando di scatenare una ribellione di massa del popolo cubano, Castro e 125 compagni presero d’assalto la caserma della guarnigione di Moncada a Santiago. I neo-rivoluzionari furono sconfitti ma malgrado il fallimento dell’operazione, lo sfortunato tentativo segnò l’inizio della rivoluzione cubana, annunciando l’arrivo di grandi cambiamenti. I superstiti della rivolta, che insieme a Castro si rifugiarono sulla Sierra Maestra, furono presto catturati. Fortunatamente per Castro l’ufficiale che eseguì l’arresto era un simpatizzante dei ribelli e lo condusse in una prigione della zona e non nel carcere governativo, dove sicuramente avrebbe trovato la morte. Per Batista l’esecuzione di Castro avrebbe risolto parecchi problemi, rischiando però di fomentare il sentimento anti-governativo. Durante il processo in sua autodifesa Castro pronunciò un discorso di cinque ore definendo Batista come il peggior dittatore della storia di Cuba e descrivendo dettagliatamente le tetre condizioni di vita della maggioranza del popolo. Egli invocò un’istruzione universale, una riforma agraria e una totale ristrutturazione del governo. La sua arringa si concluse con le famose parole: “Condannatemi se volete. La storia mi assolverà”. Castro fu condannato a quindici anni di prigione. Durante la detenzione Castro lesse le opere di Karl Marx e studiò le rivolte contadine. Dopo due anni di reclusione il giovane avvocato non sembrava più pericoloso; nel maggio del 1955 fu liberato e insieme ai suoi compagni andò esule in Messico dove conobbe Ernesto Che Guevara. Insieme dettero vita al Movimento 26 Luglio così chiamato in onore all’assalto al Moncada. Castro si recò quindi a New York e Miami per raccogliere fondi, armi, munizioni e consensi per la rivoluzione.
Nel novembre del 1956 Castro, il Che e un’ottantina di rivoluzionari partirono dal Messico a bordo di uno sgangherato panfilo di seconda mano, il Granma (nonna). (Più tardi l’organo del partito comunista cubano sarebbe stato battezzato con lo stesso nome). Dopo aver vagato diversi giorni per i mari burrascosi, sbarcarono i primi di dicembre a 160 chilometri da Santiago. Il piano originale prevedeva lo sbarco nella stessa Santiago per la fine di novembre contemporaneamente ad una rivolta anche da terra che vide la perdita dei tre quarti dell’organico, i pochi superstiti si nascosero sulla Sierra Maestra dove nacque l’esercito dei ribelli che iniziò a diffondere nell’isola le idee rivoluzionarie.
Nel marzo del 1957 gli studenti assaltarono il palazzo presidenziale e cercarono di uccidere Batista mentre un altro gruppo di rivoluzionari si impadroniva di una stazione radiofonica annunciando la morte del dittatore. Nel mese di luglio venne indetto uno sciopero generale in sostegno dell’esercito ribelle. La svolta cruciale del movimento rivoluzionario venne nel 1958, quando un battaglione dell’esercito di Batista si arrese a Castro dopo dieci giorni di assedio. L’esercito ribelle che contava ormai più di 50.000 unità passò alla carica. Castro mosse su Santiago, mentre Che Guevara e Raul Castro si dirigevano su Santa Clara e verso oriente. Alla fine del 1958 l’esercito di Batista si ritirò sconfitto e il dittatore fuggì in aereo verso la Florida.
La rivoluzione fu celebrata in tutto il mondo come un’autentica vittoria del popolo cubano. Nella primavera del 1959 Castro si proclamò primo ministro e Che Guevara fu nominato presidente della Banca Nazionale. Il nuovo governo approvò una riforma agraria che limitava la proprietà privata, proibì la discriminazione razziale, diede vita a progetti di edilizia popolare, rese gratuita l’assistenza sanitaria e aprì l’istruzione a tutti. La ridistribuzione delle ricchezze comportò una gratificazione immediata del ceto dei contadini, ma privò presto le classi medio-alte dei privilegi che avevano goduto per anni. Dopo essersi visti confiscare le abitazioni, molti temendo le successive mosse di Castro, lasciarono l’isola con i soli abiti che indossavano (divieto di portare i propri beni fuori da Cuba) e si trasferirono a Miami dove fondarono una comunità fortemente anti-castrista.
Verso il 1960 il governo statunitense cominciò a riconoscere Castro come una minaccia per la propria sicurezza nazionale. Seguì una serie di misteriosi incidenti: una nave francese carica di armi espose insperatamente nel porto di l’Avana. Il sospetto numero uno fu il governo americano. Nel gennaio del 1961 in risposta al grottesco comportamento degli Stati uniti Castro cacciò undici diplomatisi USA. I due paesi interruppero immediatamente le relazioni diplomatiche e gli Stati Uniti adottarono il blocco economico nei confronti dell’isola. Il governo americano riuscì a isolare ulteriormente Cuba persuadendo tutte le nazioni dell’emisfero occidentale (salvo Canada e Messico) a interrompere le relazioni diplomatiche e commerciali con l’isola.
Nell’aprile del 1961 una brigata di mercenari addestrati dalla CIA e formata in gran parte da esuli cubani di Miami attraccò a Playa Giron (Baia dei Porci) nel tentativo di istigare un colpo di stato contro Castro. Malgrado il sostegno del presidente Kennedy i controrivoluzionari non costituirono una minaccia per i militari cubani, messi in allerta dalle proprie spie. In 72 ore il commando fu sconfitto. Alcuni elementi rimasero uccisi, gli altri vennero fatti prigionieri. Per la loro liberazione gli Stati Uniti dovettero fornire a Cuba 50 milioni di dollari in medicinali. Castro e l’isola uscirono vittoriosi, mentre Kennedy e la sua superpotenza furono umiliati. Le relazioni fra i due paesi peggiorarono.
Con il continuo timore di un’invasione americana alla fine del 1961 Castro dichiarò Cuba un paese socialista.
Per sostenere la nuova Cuba socialista l’Unione Sovietica fornì a Castro aiuti economici e inviò missili nucleari per la difesa dell’isola. Gli Stati Uniti, vista la minaccia di armamenti nucleari a soli 140 chilometri dal proprio territorio, chiesero la rimozione dei missili sovietici, minacciando di bombardare l’isola in caso di rifiuto.
Il mondo intero visse momenti di terrore di fronte alla possibilità di una terza guerra mondiale. Alla fine l’URSS fece un passo indietro. Nonostante il raggiungimento dell’accordo gli Stati Uniti rimasero insoddisfatti bloccando ancor di più le relazioni commerciali e personali fra le due nazione proibendo persino ai propri cittadini di visitare Cuba.
Castro si allineò ancora più strettamente con l’Unione Sovietica. Nel 1964 Fidel aveva siglato con l’Urss di Nikita Krusciov una serie di accordi commerciali: nell’immediato molto vantaggiosi ma che si sarebbero rivelati gravi ostacoli per lo sviluppo economico cubano. Questi accordi prevedevano che Cuba diventasse il primo produttore di zucchero per il blocco socialista: in cambio le venivano assicurati sia l’acquisto per un prezzo nettamente superiore a quello del mercato occidentale. Che Guevara, fautore di una diversificazione dell’economia e diffidente verso i mediocri aiuti tecnologici sovietici, era stato tagliato fuori dalla firma degli accordi.
Il Partito Comunista Cubano fu fondato nel 1965 e già dall’anno seguente Castro decise di esportare i propri ideali rivoluzionari. Ma con la morte del Che nel 1967 in Bolivia, Castro comprese che la strada della rivoluzione doveva cambiare e si dedicò quindi alla politica interna. Nel tentativo di diminuire la dipendenza del paese dall’industria dello zucchero, venne intrapresa una diversificazione dell’economia attraverso l‘industrializzazione. Ma all’epoca i cubani con alti gradi di specializzazione erano emigrati a migliaia. Il blocco economico imposto dagli Stati Uniti limitava inoltre l’importazione di macchinari industriali e il piano di ammodernamento dovette essere abbandonato. Lo zucchero rimase quindi la base dell’economia nazionale. In nome della rivoluzione gli anni settanta segnarono l’inizio di decenni di repressione politica e alla fine del decennio il paese si trovò legato da una camicia di forza ideologica.
Per scoraggiare le attività controrivoluzonarie Castro creò pattuglie di guardia per ogni quartiere, note come Comitati per la Difesa della Rivoluzione (CDR). I comitati che in effetti si dedicavano anche all’organizzazione del lavoro, della sanità pubblica e dell’istruzione, avevano funzione di vigilare sui cittadini per conto del governo. Sull’isola sono ancora operativi 100.000 CDR che impegnano circa il 75% della popolazione. Per un comune cittadino l’appartenenza a un CDR garantisce una serie di benefici sociali, mentre i non iscritti possono incontrare dei problemi.
Nel corso degli anni settanta l’ossessione della minaccia comunista fece progredire le attività segrete degli Stati Uniti contro Cuba. Di conseguenza l’Unione Sovietica aumentò il sostegno militare ed economico all’isola.
Rinforzato dalle armi e dagli aerei sovietici, il sistema difensivo di Cuba divenne la forza militare più potente dell’America Latina.
La maggioranza dei cubani ricorda gli anni settanta come il momento di maggior euforia della rivoluzione. L’economia prosperava, dimostrando inconfutabilmente i vantaggi della rivoluzione. Contrariamente agli altri paesi del Terzo Mondo, Cuba disponeva di un sistema sanitario in grado di sconfiggere le malattie infettive e di ridurre drasticamente il tasso di mortalità infantile.
Sebbene il sistema politico fosse stato modellato sull’esempio sovietico, Castro mantenne un alto grado di indipendenza, in particolare nella politica estera
All’inizio degli anni ottanta Cuba era ancora il simbolo latinoamericano dell’indipendenza dall’imperialismo statunitense, ma sull’isola la qualità della vita era già in declino. La produttività era scesa di livello, il sistema sanitario, scolastico e sociale era in crisi. I problemi di Cuba nascevano in gran parte da un’evidente incapacità di gestione. Il governo aveva riservato posizioni importanti a membri del partito privi delle necessarie competenze, colpevoli della rovina dell’efficiente industria agricola e del rifiuto di sviluppare grandi infrastrutture turistiche. Nel 1980 una protesta popolare giunse a costringere il governo a lasciare via libera agli emigrati. In quell’anno 125.000 cubani entrarono negli Stati Uniti.
Il 2 Aprile 1989 Mikhail Gorbaciov arriva a Cuba per firmare accordi economici; era la prima volta che un presidente dell’Urss si recava in America Latina.
Durante la sua visita Gorgaciov pubblicizza la sua perestroika: ”Non ci allontaniamo dal socialismo, ci dirigiamo verso un socialismo migliore”. A poco a poco però si chiude il periodo di amicizia con i fratelli dell’Europa dell’Est e crescono anche i problemi economici.
Alla fine degli anni Ottanta infatti il debito di Cuba con l’Unione Sovietica aveva raggiunto vari miliardi di dollari; il governo fu costretto a razionalizzare il cibo.
In questo periodo iniziavano grandi sconvolgimenti nei paesi comunisti dell’Europa Orientale. Il movimento polacco di Solidarnosc aveva vinto le elezioni; l’Ungheria si avviava all’adozione di un sistema multipartitico; il partito comunista cecoslovacco perdeva il controllo del parlamento e il Muro di Berlino veniva abbattuto.
Ma nel 1991 il crollo definitivo dell’Urss ebbe un impatto devastante per Cuba: venne a mancare l’equivalente di sei miliardi di dollari in aiuti economici, un miliardo di dollari in assistenza militare, dieci milioni di tonnellate di petrolio e sei miliardi di dollari di articoli d’importazione. L’isola perse inoltre il principale interlocutore commerciale, trovandosi costretta a vendere il proprio zucchero a prezzi normali. Più di 500 progetti commerciali sovietici vennero sospesi; la scarsità di petrolio paralizzò l’industria e i trasporti. Dalla Cina cominciano ad arrivare migliaia di biciclette.
Scosso dalla crisi economica, ma contrario a ogni tipo di riforma, il governo cubano adottò una serie di misure di sopravvivenza denominata “periodo speciale in tempo di pace”. Per compensare la perdita di sussidi sovietici Castro chiese ai cubani di lavorare ancora di più duramente e di essere pazienti. Da allora il popolo dell’isola è stato colpito anche nelle necessità basilari della vita di ogni giorno ed ha dovuto prestarsi a sacrifici ancora più che mai pesanti.
Il consumo energetico è stato drasticamente ridotto: gli aratri vengono trainati dai buoi e le razioni di cibo corrispondono ormai a semplici livelli di sopravvivenza.
Il governo produce programmi televisivi in cui si insegna ai cittadini come coltivare verdure, fabbricare candele e sapone e trasformare le bucce di banane in sandali. Le carrozze trainate dai cavalli sono tornate in servizio; le centrali elettriche vengono alimentate con petrolio a bassa gradazione e nel cielo dell’Avana si addensano nubi di fumo nero.
Il Periodo Speciale, tuttora in vigore, ha reso triste e difficoltosa la vita del cittadino medio.
E allora “resistere” può suonare quasi uno sberleffo per gente a cui mancano il cibo, il sapone, i fiammiferi, le medicine, i vestiti, la carta per stampare i giornali, la benzina, l’aria dei ventilatori, il ghiaccio dei frigoriferi. Il mercato parallelo è scomparso, sostituito da un mercato nero che ha però poco da offrire; a volte ci sono più dollari che cose da comprare; le stupende macchine degli anni quaranta e cinquanta, ridipinte con gli stessi colori delle case - lilla, turchese, arancio, glicine, azzurro - sono spesso ferme davanti ai cancelli e si sgretolano, velate di polvere, insieme agli intonaci del Malecòn e alle ville del Vedado.
Gli appartamenti sono affollati ed in pessime condizioni. I cavi dell’alta tensione penzolano inutilizzati, i telefoni sono pochi e funzionano male, gli ascensori sono fuori uso, gli orologi pubblici sono fermi. La gente è affamata, frustrata e stanca di fare lunghe code per ricevere merce scadente. Zucchero, caffè e rum - la spina dorsale dell’economia cubana - sono ormai fuori dalla portata del cittadino medio. Le razioni governative procapite corrispondono a una pagnotta al giorno, tre uova alla settimana e una porzione di pesce o pollo una volta al mese. Una famiglia di quattro persone ha diritto ad una bottiglietta d’olio ogni tre mesi, mentre il latte è garantito solo per i bambini sotto gli otto anni. I suddetti alimenti vengono spesso esauriti: anche il riso e i fagioli, basi della dieta locale, sono difficili da trovare.
I pazienti ricoverati negli ospedali devono portarsi le lenzuola da casa; i chirurghi dispongono di una saponetta al mese per lavarsi le mani. Le medicine sono state sostituite con rimedi a base di erbe e le suture vengono effettuate con la canapa. Nelle scuole i libri di testo vengono utilizzati in gruppo, mentre i quaderni devono essere utilizzati fino al completo esaurimento. Le fabbriche sono chiuse, non ci sono fertilizzanti agricoli, i raccolti marciscono nei campi per la mancanza di un sistema di distribuzione. Le aree verdi sono state deforestate per ottenere legna da ardere. Giornali e riviste hanno sospeso le pubblicazioni per la mancanza di carta.
Carta igienica, dentifricio, shampoo e aspirina sono lussi del passato.
Mentre il sistema comunista ha subito una netta battuta di arresto, l’economia clandestina di Cuba prospera. I macetas, gli esercenti del mercato nero, sono i nuovi capitalisti dell’isola. Molti di essi grazie a compravendite illegali, realizzano in una settimana lo stipendio annuale di un dipendente del governo.
C’è anche chi ruba prodotti governativi per poi rivenderli nelle strade.
Un’altra forma di commercio illegale viene esercitata ne ristoranti a conduzione privata. Situati all’interno di appartamenti e case private, i locali di questo tipo, denominati paladares, sono frequentati sia da turisti sia da cubani. In alcuni casi i paladares offrono semplicemente panini e cocacola, ma ci sono anche ristoranti dove è possibile consumare sontuosi pasti a base di aragosta, maiale, bistecche, insalate, formaggi, vini spagnoli e cioccolata, il tutto acquistato al mercato nero o nei negozi dove si accettano pagamenti in dollari. Quando la polizia irrompe nei paladares, i proprietari dichiarano che i commensali sono amici di famiglia.
Per affrontare il crescente malcontento, Castro ha dovuto adattarsi al alcuni piccoli compromessi, fino a qualche tempo fa impensabili. Nel 1991 sono state diminuite le restrizioni sui viaggi all’estero e molti prigionieri politici sono stati liberati; è stata aumentata la libertà di parola e agli agricoltori è stata concessa l’autonomia. Nel 1993 Castro ha concesso ai cubani di usare il dollaro USA ed ha aperto il mercato del lavoro ai privati offrendo licenze per categorie professionali e per attività come riparatore d’auto, pescatore, agricoltore, tassista o parrucchiere.
La gente svuotata, accerchiata dal disincanto, gira attorno ai turisti: l’unica fuga possibile dall’embargo, per ora, l’unica speranza per Cuba.
E allora questi hotel, incongruenti paradisi, accendono giorno e notte migliaia di lampadine inutili che arroventano l’aria di stanze vuote, perchè tutti sono in spiaggia, su bordi delle piscine o a ballare; l’aria altrettanto vanamente raffreddata da condizionatori quasi polari. E grassi signori in bermuda a strisce, sandali in plastica e naso scottato riempiono i loro piatti con polpette e salse ai tavoli dei buffet mentre i camerieri, immobili, sorvegliano che non manchino mai aragoste e gamberoni anche se loro non ne mangeranno mai.
E intanto ci sono donne e ragazzine che si danno da fare da qualche parte per rimediare cene, camere con aria condizionata, sandali nuovi, dollari recitando a tutti la stessa storia: sono tutte ballerine, per caso è la loro settimana di libertà dal cabaret e - dai tredici ai quaranta - hanno tutte sedici anni.
Tralasciando gli aspetti maggiormente propagandistici della politica di Castro e gli slogan si può dire che Cuba è miracolosamente riuscita a mantenere la propria unità mentre gli altri paesi comunisti cadevano a pezzi. Dopo secoli di asservimenti alla Spagna, agli Stati Uniti e all’Unione Sovietica, l’isola è per la prima volta completamente libera dalle influenze politiche straniere. I cittadini stanno ora cominciano ad assaporare l’indipendenza, anche se a caro prezzo.
Anche gli oppositori al regime sanno comunque che una “Cuba capitalistica” significherebbe l’adeguamento al modello di Haiti, Santo Domingo, Puerto Rico, Giamaica e non certo al modello californiano.
Il sistema politico
Il cuore del sistema politico cubano è il Partito comunista cubano (Pcc), massimo organo politico della società. Sono subordinate al Pcc le organizzazioni di massa sindacali (Confederazione dei Lavoratori di Cuba), delle donne (Federazione delle donne cubane) e dei giovani (Unione dei giovani comunisti). La stragrande maggioranza della popolazione fa parte di queste organizzazioni. Fondamentalmente ha altrettanta importanza il Poder Popular: struttura legislativa e di partecipazione della popolazione alla vita politica costituita nel 1976.
Prima della nascita del “Poder”, il potere legislativo era esercitato dal Consiglio dei Ministri, e quindi era unito al potere esecutivo. Il Poder Polular è strutturato in tre livelli: locale, provinciale, nazionale. I rappresentanti locali venivano eletti con scrutinio diretto, e questi, a loro volta, votavano i deputati provinciali e nazionali. Dal 1992 il voto per l’elezione dei 500 deputati, non retribuiti, all’Assemblea Nazionale del Potere Popolare” è diventato diretto. L’Assemblea può revocare i decreti dell’esecutivo, elaborare leggi, nominare il suo presidente, il “Fiscale generale dello Stato” e i membri del “Tribunale supremo”; nella pratica si riunisce un paio di volte all’anno in sessione ordinaria. I deputati nazionali durano in carica 5 anni; a livello locale due e mezzo.Il sistema economico cubano è controllato in parte dal Poder Popular. Da esso dipende il 12% circa delle attività economiche dell’isola. Il resto è competenza dei rispettivi ministeri.
Il potere esecutivo (che sostanzialmente è gestito dal governo e dal capo dello stato) monopolizza quasi tutti i poteri politici. Fidel Castro attualmente ha le seguenti cariche: capo di stato e di governo, presidente del Consiglio di stato, capo supremo di tutte le Istituzioni armate, direttore del Consiglio nazionale della difesa. L’elezione del capo dello stato viene fatta dai soli deputati dell’Assemblea nazionale che il 15 marzo 1993 hanno eletto come proprio presidente il Ministro degli esteri, Ricardo Alarcòn e rieletto Fidel Castro presidente di Cuba e capo del governo per altri 5 anni.
Lunedì 03 Marzo
L’aereo dall’Aeroporto “Leonardo da Vinci” di Fiumicino è partito un po’ in ritardo; abbiamo avuto modo così di osservare la “fauna” che stava recandosi a Cuba. Praticamente tutti uomini e di tutte le età. Il volo è stato un po’ movimentato e non per le turbolenze. Fra i passeggeri vi erano una decina di ragazze cubane che stavano rientrando in patria e i mandrilli italiani hanno cominciato subito a farsi notare.
Siamo arrivati a L’Avana alle 23.55, in perfetto orario. Ritiro bagagli e inizio delle trattative. Abbiamo preso un taxi e ci siamo diretti in città. L’albergo dove avevamo pensato di pernottare era al completo. Fortunatamente in quello accanto abbiamo trovato posto. (Hotel Vedado).
Martedì 04 Marzo
Ci siamo svegliati prestissimo (causa fuso), abbiamo fatto colazione e mentre ci stavamo guardando un po’ attorno per capire come muoverci, abbiamo visto davanti all’Hotel 2 signori francesi con una macchina TUR (a noleggio). Abbiamo chiesto loro il più vicino autonoleggio e loro ci hanno consigliato di muoverci immediatamente vista la difficoltà a reperire TUR (molti turisti/poche auto). Con un taxi ci siamo recati in una decina di autonoleggi ed alla fine, presso l’Hotel Capri, siamo riusciti a trovare una bella Peugeot 306 bianca con aria condizionata. Il prezzo del noleggio è piuttosto alto (13 giorni 1.002 $) in rapporto al Messico (pulmino 8 posti per 15 giorni 900 $) ma ora con l’auto la nostra avventura poteva cominciare!!
Da veri visitatori di Cuba abbiamo cominciato con la Plaza de la Rivoluction de La Habana, uno dei luoghi mito. La piazza si trova a sud del quartiere Vedado, il quartiere degli alberghi, ed è il centro governativo del quartiere moderno. L’architettura dell’area è monolitica, in cemento armato, ma la responsabilità di ciò non è dei rivoluzionari: molti degli edifici risalgono infatti all’era di Batista, che amava insediare i propri burocrati in strutture dall’aspetto intimidatorio. L’anonimo e grigio edificio del Ministero della Giustizia, terminato nel 1958, ospita attualmente il Comitato Centrale del Partito Comunista, compreso l’ufficio di Fidel Castro. In questa piazza, teatro abituale di varie manifestazioni politiche, Castro ha pronunciato i più celebri fra i suoi discorsi.
Al centro sorge l’elevata e orribile struttura del Monumento a Josè Martì: la torre panoramica situata alla sommità è chiusa ai comuni mortali (in effetti, la stessa piazza è un luogo quasi sacro). Fra i vari ministeri, il più fotogenico è il ministero degli interni sulla cui fiancata campeggia il famoso ritratto del Che con la scritta “Hasta la victoria siempre”. Moltissimi militari “proteggono” la piazza per darle ancora un aspetto ancora più imponente. Bisogna essere però molto “Credenti” per emozionarsi di fronte a cotanto spettacolo. Non è stato il nostro caso infatti, dopo aver scattato qualche foto, ce ne siamo andati in direzione La Habana Vieja.
Pur essendo il sito storico più importante di Cuba, l’Avana Vecchia è un quartiere particolarmente vivace: in effetti è una delle parti maggiormente popolate dell’isola. I palazzi antichi sono stati convertiti in alloggi popolari, generalmente con una famiglia per ogni stanza e spesso senza acqua corrente. I pianterreni delle residenze coloniali ospitano negozi, perlopiù privi di merce.
La prima tappa l’abbiamo fatta in Plaza de la Catedral, dominata dalla Catedral de la Habana, costruita dai gesuiti prima della loro espulsione dall’America Latina. In Plaza de la Catedral, alcuni artisti espongono le proprie opere insieme a tante altre bancarelle che vendono souvenir, maracas, bamboline e pizzi.
A poca distanza, in Calle Empedrado, si trova il bar-ristorante più famoso de La Habana, La Bodeguita del Medio. Il locale nacque nel 1942 come drogheria. La legenda vuole che alcuni poeti e scrittori, provenienti da una vicina stamperia, fossero entrati nel locale per dare un’occhiata alle bozze dei propri lavori. Il proprietario servì loro qualche bevanda e un pasto. Altri tavoli vennero aggiunti e la drogheria divenne la sede della bohème cittadina. La bevanda nazionale cubana, il mojto, venne perfezionata qui, miscelando rum, ghiaccio, zucchero, e foglie fresche di menta.
Oggi alla Bodeguita si respira ancora un’atmosfera bohemienne. Fotografie e ricordi dei clienti più famosi tappezzano le pareti, tanto fitte di autografi da sembrare nere.Sulle bottiglie disposte nel bar principale appaiono alcune scritte attribuite a Ernest Hemingway, frequentatore abituale del posto: “My Mojto en la Bodeguita, My Daiquiri en la Floridita”. Quindi dopo aver bevuto il mojto siamo andati a provare anche il daiquiri. Alla fine di Calle Obipsio sorge El Floridita, il locale noto come il covo di Hemingway. E’ classificato come uno dei migliori bar al mondo.Il mitico cocktail nacque in una calda giornata del 1899, quando un capitano dell’esercito liberatore fece visita al responsabile di una miniera di ferro nella provincia di Santiago. La miniera sorgeva nei pressi del rio Daiquiri. Dopo una camminata sotto il sole rovente i due sentirono il bisogno di una bevanda fresca. Misero insieme gli ingredienti di cui disponevano: succo di limone, zucchero, ron e ghiaccio. La mistura piacque ad entrambi e la battezzarono col nome del luogo. Quella parola nella lingua dei Taino avrebbe fatto in poco tempo il giro del mondo. Il Daiquiri approdato a L’Avana incontrò le mani esperte di Costante Ribalaigua, patron del Floridita, che gli diede la composizione e l’aspetto definitivo, avviandolo all’Olimpo dei grandi cocktail.
Daiquiri
Mezzo cucchiaino di zucchero
1 parte di succo di lime
1 parte di Cointreau
8 parti di ron carta blanca
Una buona quantità di ghiaccio
Mettere tutto nel frullatore e frullare finemente.
Servire in una coppa da champagne con cannuccia.
Usciti dal Floridita siamo andati al Parque Central e ci è sembrato di arrivare in un’altra città. Mentre le strade che avevamo appena visto erano tutte fiancheggiate da palazzi in gran parte “sgarrupati” (anche se un tempo dovevano essere molto belli) attorno al parco si ergono costruzioni la lasciare a bocca aperta. L’Albergo Inglaterra, L’Albergo Plaza, il Gran Teatro e il Capitolio Nacional (copia perfetta della Casa Bianca di Washington). In piazza abbiamo incontrato il primo dei nostri amici cubani, Giovanni, che è rimasto con noi fino a tarda sera.Giovanni è un ragazzo di 18 anni, studia per diventare elettricista industriale e nei momenti liberi arrotonda il bilancio “servendo i turisti”. Siamo andati insieme in Plaza de Armas, la piazza più antica della città e uno dei pochi luoghi sottoposti a restauro. Nella piazza, il cui selciato e in legno per attutire i rumori, si respira un’atmosfera insolitamente serena anche grazie ai tavolini dei caffè situati tutto attorno ed alle molte bancarelle di libri usati. Sul lato ovest della piazza vi è il Palazzo dei Capitani, residenza dei governatori spagnoli fino all’indipendenza e dei presidenti cubani fino al 1917, prima di trasferirsi al Capitolio. L’edificio ospita il Museo de la Ciudad, la collezione più ricca di oggetti di epoca coloniale.Stefano e Lorena sono entrati mente io e Daniele siamo rimasti seduti in piazza a parlare con Giovanni. Abbiamo parlato di economia, di politica, di istruzione e della differenza fra Cuba e l’Italia. Lui è stato 2 mesi in Italia (la sorella vive ad Ancona) ed ha visto come si vive da noi.
A l’Avana è un dovere andare al tramonto al “Castillo del Morro”, un’imponente fortezza che sorge sul lato opposto della baia dell’Avana. Dal castello, costruito con la pietra delle scogliere di Cuba nell’arco di quarant’anni, si gode un panorama che comprende quasi tutto ciò che si può visitare all’Avana.
Giovanni ci ha portato poi a cena in un paladar in centro a l’Habana Vieja e dopo cena ci ha riaccompagnati in albergo dove gli abbiamo regalato una maglietta e qualche dollaro..
Mercoledì 5 Marzo
Sveglia presto per la visita della provincia di Pinar del Rio, un grosso pollice che sporge a ovest dell’Avana.
Lungo l’autopista che collega la Habana con Pinar abbiamo visto di tutto. Camion carichi di gente e di biciclette, gente in bicicletta, gente a piedi che attendeva il passaggio di un camion o di qualcuno che li caricasse, tanta gente in attesa sotto finti ponti (non vi era nessuna strada sopra) unica zona riparata dal sole, carretti trainati da cavalli o da buoi, maiali al guinzaglio .......
Giunti a Pinar del Rio, lungo una stretta e tortuosa strada lunga 27 chilometri siamo giunti a Vinales caratteristica cittadina immersa nel verde con strane formazioni collinari a forma di panettone chiamate Mogotes. Dall’Hotel Los Jazmines si gode un ottimo panorama su tutta la vallata. La principale attrazione turistica della zona è il Mural de la Preistoria, un enorme dipinto dai colori sgargianti che copre la parete rocciosa di un mogote. Il mural che raffigura l’uomo socialista che emerge dalla natura primitiva, fu commissionato negli anni ‘60 da Fidel in persona. Riportato da poco ai colori originali, il dipinto ci è apparso quasi indecifrabile. Grosse lumache, dinosauri e sagome di tre uomini. Niente di più! L’area nei dintorni è molto tranquilla e piacevole ed inoltre vi è un ristorante con tanti coperti. Probabilmente è un punto di sosta dei tour organizzati.
La regione dei mogotes è ricca di fiumi sotterranei e grotte calcaree e seguendo le nostre guide a qualche chilometro di distanza abbiamo trovato la Cueva del Indio. Lungo una contorta galleria si giunge al fiume sotterraneo. Alcuni gradini scendono fino all’acqua da dove con una piccola imbarcazione si giunge fino all’uscita.
Lungo la strada che torna a Pinar del Rio ci siamo fermati ad osservare la raccolta del tabacco. Questa è la zona dove si coltiva il miglior tabacco al mondo. Ogni parte del lavoro in questa zona viene effettuata a mano, dalla raccolta delle foglie alla preparazione dei sigari. A Pinar siamo entrati dentro la fabbrica Ricardo Donatien per vedere la lavorazione del tabacco. Se fosse stato meno turistico sarebbe stato molto più interessante. Ce ne siamo andati quasi subito.
Dopo pranzo ci restava da vedere il Parco di Soroa con il suo famoso Salto (cascata), dichiarato zona protetta dall’Unesco. Dopo tantissimi scalini in mezzo alla foresta siamo arrivati alla cascata. Che delusione; un saltino di non più di 15/20 metri.
Anche da qui siamo fuggiti senza parole. Forse l’orchideario meritava una visita ma eravamo troppo delusi. Erano le 16.00. Tornare a dormire a l’Avana non aveva senso così folle corsa fino a Cienfuegos. Al primo semaforo della città due ragazzini ci hanno affiancato e condotto sia a mangiare che a dormire.
Abbiamo cenato, in una casa particular, a lume di candela in quanto la città era completamente al buio e non per un black-out improvviso. Anche la luce è “razionata”. Anche per il pernottamento siamo andati in una casa particular.
Per gli ospiti un salotto, tre stanze da letto ed un bagno; un ambiente pulito e molto simpatico con tanti soprammobili in ceramica.
Giovedì 6 marzo
Al mattino la padrona di casa ci ha preparato una colazione coi fiocchi: uova, croissant caldi, spremuta di arancio, panini caldi con formaggio e prosciutto, latte e caffè, il tutto servito nel servizio “buono”.
Prima di andarcene abbiamo chiesto alla signora dove potevamo andare a telefonare e lei chi ha offerto il suo telefono per effettuare una collect. Ci siamo così accomodati nella parte di casa dove vive la famiglia. Un’unica stanza con cinque o sei letti più qualche culla, qualche mobile da cucina sparso ed una tenda che divideva i sanitari.
Per racimolare qualche dollaro si adattano a tutto.
Cienfuegos è il secondo centro industriale di Cuba e la capitale dell’omonima provincia, popolata da circa 326.000 abitanti. Il Paseo del Prado, il viale principale di ogni città cubana, è molto largo a costeggiando il mare arriva fino al Palacio del Valle, una residenza costruita in diversi stili fra i quali spicca il moresco. Il palazzo domina la baia di Cienfuegos e da questo punto si vedono le ciminiere delle numerose industrie.
Uscendo dalla città in direzione di Trinidad abbiamo fatto una piccola tappa a playa Rancho Luna.Verso le 11.00 siamo giunti a Trinidad e dopo aver visitato alcune case particular siamo andati alla ricerca di un albergo. Nonostante sia una cittadina molto frequentata dai turisti dispone di soli 3 alberghi, due dei quali a Playa Ancon, una spiaggia a oltre 20 chilometri. Questi due alberghi, in stile visibilmente sovietico, sono abbastanza cari e non tanto belli così abbiamo tentato l’albergo a Trinidad. Nelle immediate vicinanze della città, appena sopra, con un bellissimo panorama. Dopo uno spuntino abbiamo trascorso tutto il pomeriggio a Playa Ancon.
Siamo rimasti un po’ delusi da questa spiaggia. Ci aspettavamo sabbia bianca e acqua cristallina invece la spiaggia era piuttosto sporca non per colpa della natura ma per colpa del turismo. I cavalli che fanno divertire i turisti in spiaggia lasciano regali ovunque ed inoltre viene curata solo la zona vicina agli alberghi. Oltretutto il tempo era anche piuttosto nuvoloso.
Abbiamo cenato sempre in una casa paticular (aragosta e camarones alla criolla) e siamo tornati in albergo.
Venerdì 7 marzo
Visita di Trinidad.
Trinidad si trova nella provincia di Sancti Spiriti a 82 chilometri da Cienfuegos. E’ la terza città dell’isola in ordine storico e indubbiamente uno dei suoi fiori all’occhiello.
Fu fondata nel gennaio del 1514 dall’esploratore spagnolo Diego Velasquez. Con lo sviluppo dell’industria dello zucchero l’area di Trinidad divenne nota con il nome di Valle de los Ingenios (zuccherifici); le sue campagne si riempirono gradualmente di piantagioni e favolose residenze. Per buona parte del XVII secolo le ricchezze della zona attrassero le incursioni dei pirati e corsari; per quasi tutto il ventesimo secolo l’economia di Trinidad è rimasta legata allo zucchero ma recentemente il turismo ha acquistato un’importanza sempre maggiore per le tasche dei suoi 52.000 abitanti. Nel 1988 le Nazioni Unite hanno inserito la città e la Valle de los Ingenios nella lista dei luoghi dichiarati patrimonio planetario.
Il modo migliore per visitare Trinidat è a piedi. Abbaimo lasciato l’auto in custodia in Calle Antonio Maceo e ci siamo incamminati lungo Calle Rosario che termina con una scalinata proprio accanto a Plaza Mayor, la piazza principale di Trinidad
Sulla piazza di affacciano diversi edifici. Di fronte la Iglesia Parroquial Mayor, l’unica chiesa cubana a cinque navate e con altari gotici; a sinistra sorge l’ex residenza della famiglia Sancez, oggi sede del Museo de Arquitectura Colonial; la casa Regidor, la residenza coloniale del sindaco, oggi contiene una galleria d’arte statale. Uno degli edifici più interssanti si trova all’estremità della piazza; è il Museo Romantico, le cui stanze sono perne di oggetti raccolti nelle residenze coloniali della città. Sempre vicino alla piazza vi è una casa azzurra, appartenuta a uno dei baroni dello zucchero, che oggi ospita la Casa de la Cultura Trinitaria. Davanti al locale un folkloristico gruppetto di musicisti rallegrava l’atmosfera della città.
In calle Cristo all’incrocio con Calle Piro Guinart vi è il Convento di San Francisco de Asis; l’edificio negli anni è stato trasformato nel Museo de la Lucha contra Bandidos (della lotta ai controrivoluzionari) che ospita molte foto e oggetti appartenuti ai rivoluzionari (Fidel Castro, Che Guevara, Cienfuegos, ....). Ma la principale attrattiva del complesso non ha niente a che fare con la politica. Abbiamo salito i 119 scalini in granito e legno della scalinata che conduce alla sommità della torre campanaria. Dalla sommità si può godere un panorama completo della città, dalle acque del mare dei Caraibi alle nebbiose cime della Sierra Escambray.
Ci siamo rilassati e rinfrescati alla Canchanchara, un bar molto turistico dove si beve una bevanda a base di rum e miele che porta lo stesso nome del locale. Seduti a tavolino abbiamo tirato le somme su Trinidad.
La bellezza della città non sta solo nei suoi monumenti ma nella sua atmosfera. Sembra di entrare in un’altra epoca. Qui il tempo si è fermato!! Le strade sono lastricate e presentano un solco centrale che permette di raccogliere l’acqua piovana. Tutte le case hanno alle porte ed alle finestre inferiate in legno o in ferro. Attraverso queste “sbarre” si intravedono scorci di vita quotidiana veramente affascinanti. Le stanze, arredate con mobili coloniali molto ben conservati, si affacciano su verdi patii; alle pareti sono appesi accanto a quadri di santi, foto e ritratti di Castro o del Che sotto i quali, sulle sedie a dondolo, anziani signore e signore sonnecchiano baciati dai raggi del sole che filtrano attraverso le sbarre.
Dopo uno spuntino siano tornati a Playa Ancon. Abbaimo provato un’altra spiaggia e ci è andata meglio. Più pulita, sabbia bianca e finalmente abbiamo visto il mare con il suo caratteristico colore verde azzurro del Mare dei Caraibi.
La sera siamo andati a cena al Paladar Daniel’s (la guida di Viaggiare lo dava come il più simpatico di Trinidad). In un patio all’aperto abbiamo gustato aragosta e gamberoni a la plancia veramente buoni. Abbamo conosciuto Israel, un bravissimo chitarrista e cantante cubano che è rimasto con noi per tutta la serata. Ci ha raccontato di aver interpretato la pubblicità delle caramelle dietorelle definendole basura (immondizia).
Sabato 8 marzo
Intera giornata dedicata al trasferimento per Santiago de Cuba . Abbiamo fatto una breve sosta per fare benzina e per il pranzo (panimo e porchetta per farci gli anticorpi) a Guaiamaro e alle 17.30 eravamo a Santiago.
Abbiamo cercato subito dove dormire e abbiamo seguito le indicazioni di Viaggiare. In calle San Basilio doveva trovarsi la casa più bella ed accogliente di Santiago. La signora che ci ha accolto è stata cordialissima. La sua casa sembrava un museo. Ci ha mostrato foto e ritratti di Fidel e gli abiti da sposa che confeziona da tanti anni. Purtroppo non aveva stanze disponibili e ci ha accompagnato nella casa accanto dove vive il fratello. L’ambiente era molto diverso e oltretutto abbiamo avuto l’impressione che avessimo dovuto usufruire delle stanze e del bagno che normalmente la famiglia utilizza. Non “ce la siamo sentita di spodestarli”, abbiamo ringraziato e siamo andati in cerca di un Hotel. Ci siamo diretti verso l’Hotel Balcon de Caribe, vicino all’aeroporto, sopra la città. Le cabanas che ci hanno mostrato ci hanno subito affascinato. Si affacciavano proprio sulla baia di Santiago ed erano immerse nel verde.
Siccome avevamo fatto “pochi chilometri” abbiamo pensato di andare a cena alla Cueva de Chavez a Playa Siboney a circa 20 chilometri da Santiago.
La strada per arrivarci è incredibile e per fortuna abbiamo incontrato un’auto TUR di ragazzi italiani che potevano andare solo là (è indicato sulla guida di Viaggiare come il paladar più affascinante) e li abbiamo seguiti fino alla grotta.
Nonostante la strada, le scale ed il pontile in legno che collegano la grotta (sono un po’ da panico anche perchè era buio pesto) l’impatto ci ha lsciato a bocca aperta. Il rumore del mare, due tavoli per cenare e miliardi di stelle luminosissime.
Il proprietario Chavez con la miglie vive dentro alla grotta dove ha creato un soppalco attrezzato. Il figlio David e la figlia che aiutano nella gestione, vivono in una delle casupole sopra la grotta. Anche il cucinero, con una bandana col teschio in testa che lo fa sempbrare mezzo pirata e mezzo napoletano, vive sopra la grotta. I camarones che abbiamo mangiato, forse anche grazie all’atmofera, ci sono sembrati squisiti.
Domenica 9 marzo
Nel cuore di una grande baia, ai piedi delle colline della Sierra Maestra, Santiago è uno dei centri cubani più esotici e popolati da etnie diverse. E’ più caraibica che cubana.
E’ la seconda città dell’isola in ordine di grandezza con una popolazione di circa 400.000 abitanti. Sebbene non manchi il degrado urbano, qui l’imponente degrado di l’Avana è lontano. Città collinare, di architettura coloniale, con balconi, grate e cancelli in ferro battuto, Santiago è la patria della musica cubana.
Prima tappa della visita il Castillo del Morro, una fortezza abbarbicata sulle ripide pareti della baia. Un elaborato labirinto di ponti levatoi, passaggi, scale e caserme che protessero Santiago da molti feroci assalti. Il castello ospita oggi il Museo della Pirateria ma quando siamo entrati ci hanno subito avvistato che tutti i pezzi del museo erano stati spostati per essere restaurati. Ci siamo diretti verso Santiago.
Al centro della città si estende il Parque Cespedes, una piazza alberata fulcro della vita cittadina e da lì è partita la nostra visita. Come siamo scesi dall’auto siamo stati assaliti da una miriade di bambini che volevano offrirci i loro servizi. Abbiamo provato a visitare la cattedrale che domina la piazza ma è aperta solo al mattino presto o dopo le sei di sera.. Ci siamo diretti verso la Casa de la Trova, uno dei luoghi più caratteristici e punto di incontro bohemien dei famosi trovatori di Santiago. Probabilmente il suo fascino aumenta di sera perchè noi abbiami visto solo alcuni ragazzi che cantavano davanti ad un gruppetto di anziani signori seduti che sonnecchivano. Il Museo Bacardi, in un bellissimo palazzo coloniale, contiene manufatti indios e reperti delle guerre di indipendenza, mappe, bandiere e oggetti d’arte. Lungo le strade tanta povertà. Ci siamo addentrati dentro al mercato per renderci conto di ciò che la gente compra. Negli unici banchi aperti c’erano in vendita qualche banana verde (da friggere) aglio, cipolla ed una cassettina di pomodori.
Dopo pranzo (abbiamo provato la pizza cubana) è cominciato a piovere e in auto siamo andati al monumento dedicato a Maceo che domina l’Avenida Las Americas e il Cuartel Moncada, famoso per l’attacco del 26 luglio sulle cui mura sono ancora visibili i fori dei proiettili.
L’allegria di Santiago noi non siamo riusciti a coglierla. La gente è si cordiale ma è ancora più cordiale davanti ai biglietti verdi.
Quello che c’era da vedere l’avevamo visto per cui ci siamo diretti perso le spiagge. A Playa Daiquiri non siamo riusciti ad entrare perche è la spiaggia privata dell’hotel medesimo.Le altre spiagge, fino a Playa Siboney sono frequentate esclusivamente da cubani e le attrezzature scarseggiano. Vi sono campeggi e alberghi ma tutto sembra abbandonato. Dopo aver visto dalla strada il Parco Baconao (con i dinosauri) dove vanno tutti i tour organizzati ci siamo diretti verso la Gran Piedra su una strada piuttosto dissestata e a circa 1.300 metri sul livello del mare. Non siamo riusciti a vedere la Gran Piedra in quanto quando eravamo quasi arrivati la nostra 306 ha cominciato a fare una certa puzza di bruciato. Le strade di montagna non le erano molto gradite. Dopo questa esperienza abbiamo pensato di non andare a Baracoa perchè forse 250 + 250 chilometri di montagna in un giorno per vedere non si sa bene cosa forse erano troppo per la nostra Peugeot.
Era quasi l’ora del tramomto così siamo tornati alla Cueva de Chavez per goverci il panorama. Di giorno la grotta offre un impatto diverso, leggermente più turistico con lettini per prendere il sole, un canotto in una piscina naturale e un po’ di cemento ma resta comunque affascinante. I colori del tramonto sono stupendi. Siano rimasti a chiacchierare con David per gran parte della serata e alla domanda “E’ bella Cuba vero?” lui ha detto “Bella per i turisti ma per noi è una lunga galera”. Nonostante David sia un Cubano moderno e fortunato, i dollari gli girano sempre per le mani, ha molti “amici” italiani con i quali ha intensi scambi di idee e di merci, questa sua affermazione ci ha lasciato l’amaro in bocca.
Lunedì 10 marzo
Trasferimento verso Playa Santa Lucia. Mentre stavamo tranquillamente chiacchierando ci siamo accorti di aver sbagliato strada. A Bayamo dovevamo seguire le indicazioni per Las Tunas e invece ci siamo trovati a pochi chilometri da Holguin. Il nostro navigatore, Stefano, non era in perfetta forma a causa di piccoli disturbi al basso ventre probabilmente dovuti al mojto di Chavez. Abbiamo così visto anche Holguin. Attraverso campi coltivati, villaggi e paludi disabitate alle 16.00 siamo arrivati a Santa Lucia, un’oasi di verde, di mare e di hotels in mezzo al niente. Una località prettamente turistica e sicuramente turistici anche i prezzi soprattuto per i turisti fai da te. Nel primo villaggio ci hanno chiesto 158 dollari a testa. Abbiamo ringraziato e ce ne siamo andati. La guida di Viaggiare consigliava il Villaggio Villa Coral con il miglior rapporto qualità prezzo. Anche questa volta aveva fatto centro! 50 dollari a camera comprensivi di prima colazione. Inoltre la cena a buffet a soli 10 dollari.. La camera inoltre non era niente male, c’era persino la TV con Rai International (così abbiamo seguito i primi folli arrivi degli albanesi in Italia, forse era meglio se non c’era la TV). Io, Lorena e Daniele siamo subito andati a farci un bagno mentre Stefano è rimasto in camera anche per la cena; le sue condizioni erano un po’ precarie.
Martedì 11 marzo
Relax Il mare di Santa Lucia è veramente affascinante. I suoi colori, verde chiaro, verde smeraldo, azzurro e blu, mescolati al bianco della sabbia abbagliano.
Stefano stava meglio così siamo rimasti tutto il giorno a far niente sotto il sole (anche sotto l’ombra). Dopo tanti chilometri qualche giorno fermi è niente male!! Abbiamo ridisegnato l’itineriario restante. Volevamo fare solo due giorni a Santa Lucia e poi spostarci a Moron da dove si poteva accedere a Cayo Coco e Cayo Guillernmo. Visto pero che lì si stava benissimo, il mare dei Cayo non doveva essere molto diverso dal mare di Santa Lucia e di spostamenti ne avevamo fatto già parecchi, abbiamo pensato di fermarci 5 notti concedendoci un giorno intero a Cayo Sabinal.
Mercoledì 12 Marzo
Siamo rimasti fermi un altro giorno per dar la possibilità a Stefano di rimettersi pienamente. Io e Lorena abbiamo fatto lunghissime passeggiate lungo la spiaggia. I pochi cubani che abbiamo incontrato in questi giorni erano sì sulla spiaggia ma sulla “spiaggia libera” fuori dalla zona dei villaggi. Va bene che il turismo sia ormai l’unica risorsa di Cuba e che quindi i turisti vadano trattati coi fiocchi, ma che ai cubani sia vietato passeggiare sulla “loro” sabbia mi fa riflettere e anche un po’ male al cuore.
Giovedì 13 Marzo
Siamo partiti al mattino alla volta di Cayo Sabinal. Dalla Baia di Nuevitas, attraverso una strada sterrata si arriva all’inizio del “Parco”. Sì Cayo Sabinal è zona protetta, ricca di fauna e di flora. E’ attraversato per tutta la sua lunghezza e larghezza da due strade che si incontrano al centro formando una grande rotonda. Non sono vere e proprie strade, sono sentieri e neppure tanto affidabili.
Infatti abbiamo avuto in piccolo inconveniente. A causa di un grosso sasso è rientrata la lamiera di protezione sul fondo dell’auto andando a toccare nella marimitta. La nostra Peugeot aveva un rombo che sembrava un reattore. Abbiamo provato a sistemare il danno con bastoni, paletti, sassi, ma il rumore restava lo stesso. Daniele ha provato anche con le poche chiavi in dotazione e per poco ci lascia una mano. Orami eravamo in mezzo al Cayo, meccanici non ce n’erano, anzi non c’era anima viva, l’auto a parte il rumore funzionava per cui abbiamo continuato la nostra avventura.
Il paesaggio di Cayo Sabinal è molto variegato; una zona è occupata da una grande palude habitat ideale di bellissimi fenicotteri rosa, un’altra zona a formata da una fitta foresta dove abbiamo intravisto dei cerbiatti, infine le spiagge ancore incontaminate. Forse quando tutto era prono per trasformare Cayo Sabinal in zona turistica sono finiti i soldi perchè sembra impossibile che una zona tanto bella sia rimasta così abbandonata a sè stessa. Fra qualche anno, quando l’economia di Cuba si sarà ripresa, questo paradiso sarà ricoperto di cemento e grassi turisti in bermuda si faranno fotografare davanti a finti fenicotteri sistemati nei giardini degli hotel.
Sulla strada del ritorno ci siamo fermati per dare qualcosa da bere e da mangiare ad una signora che con un bimbo piccolissimo dalla mattina stava aspettando un passaggio per andare alla città di Nuevitas a vendere un sacchetto di carbone. Per Dio, non possono esistere situazioni simili, soprattutto in una terra dove può essere coltivato di tutto!!!!!
Tornati a Santa Lucia siamo andati da un Taller, un meccanico che in pochi minuti ci ha sistemato perfettamente l’auto.
Venerdì 14 marzo
Ultimo giorno di spiaggia e di mare. Al villaggio abbiamo conosciuto un abruzzese che da tanti anni vive a Detroit ed ha fatto fortuna. Ha un allevamento di cavalli che vende in tutto il mondo e tanti immobili. Dopo cena è rimasto a chiacchierare con noi per raccontarci tutti i suoi affari e Stefano, tornato in perfetta forma, con le sue battute ci ha fatto morir dal ridere. Il signor De Felice ci stava raccontando del fratello che nonostante fosse andato in Venezuela non aveva fatto la sua fortuna ed era tornato persino malato; non riusciva però a ricordarsi in italiano il nome della malattia e Stefano l’ha subito aiutato: la sifilide!!!. Era la malaria e noi abbiamo riso come pazzi!!
Sabato 15 marzo
Abbiamo lasciato il mare alla volta della città di Santa Clara. che si trova a 276 chilometri a est dell’Avana sull’autopista. Nella città vive un grande numero di studenti in quanto vi sono importanti università. Le attrattive più importanti da vedere sono la plaza de la rivoluction con il suo museo dedicato al Che e il tren blindado.
La Plaza de la Rivoluction è a mio avviso molto più bella di quella dell’Avana, sia come struttura che come atmosfera. La Statua in bronzo del Che in tenuta da combattimento sovrasta il motto Hasta la Victoria Siempre e canti che inneggiamo al comandante Che Guevara si odono da tutti gli angoli della piazza. Nel museo ci sono mappe, uniformi, documenti, armi e foto di Guevara.
Il Tren Blindado commemora il deragliamento di un treno di soldati governativi inviato nel dicembre del 1958 dall’Avana alla città di Santa Clara per arrestare l’avanzata dei ribelli. Una truppa al comando del Che utilizzò una scavatrice per far deragliare il treno; il monumento comprende la scavatrice e quattro vagoni carichi di armi, documenti e foto.
Verso la metà del pomeriggio abbiamo lasciato Santa Clara alla volta dell’Avana.
Siamo arrivati verso le 18.00, abbiamo trovato l’albergo e dopo una doccia cena alla Bodeguita del Medio e visita dell’Avana di notte. Ne è valsa veramente la pena. Di notte, nella luce fioca l’Avana è bellissima. Dei palazzi si vedono solo le sontuose facciate e le macerie rimangono nascoste dal buio. Il traffico è praticamente insistente per cui siamo riusciti ad addentrarci anche nei vicoletti. L’unica cosa che di notte è più visibile rispetto al giorno è la prostituzione. Sul Malecon centinaia di donne si vendono per una cena o per un paio di jeans, altre sostano di fronte agli alberghi e in una notte guadagnano fino a 200 dollari, più dello stipendio annuale di una segretaria. Putroppo il turismo ha portato anche questo.
Verso le 11 abbiamo riconsegnato l’auto, abbiamo ritirato la cauzione e siamo andati a dormire.
Domenica 16 marzo
Dopo colazione ci siamo diretti in taxi a l’Habana Vieja. Era giunta l’ora delle spese. Siamo andati alla Casa de l’Artesania ma non abbiamo comprato nulla. Purtroppo l’artigianato cubano è praticamente inesistente. Le uniche cose che si trovano sono rum e sigari. Lorena ha trovato i Cohiba per il suo capo, io ho comprato le maracas in plaza de la catedrale.
Nel pomeriggio abbiamo visitato il Gran Teatro sede della Compagnia Nazionale del Balletto Cubano, guidata dalla famosissima ballerina non vedente Alicia Alonso. Visto che da comprare non c’era più niene, da vedere nemmeno siamo andati a farci l’ultimo daiquiri al Floridita.
Alle 18.00 ci siamo diretti all’aeroporto. Imbarcati i bagagli siamo andati a cena e abbiamo aspettato la partenza.
Lunedì 17 marzo
Puntuali alle 14.45 siamo arrivati a Fiumicino e in auto verso casa abbiamo tirato le somme del viaggio.
Cuba è un’isola delle Antille dove vivono dieci milioni di cubani e un numero molto maggiore di sogni. I cubani usano molto la bicicletta, non solo perchè la benzina evapora rapidamente sotto il sole del tropico, e mangiano poco, non solo perchè la canna da zucchero alla lunga stanca. Da un lato il paradosso della piccola isola che costituirebbe una minaccia per il paese più potente della terra e gli errori di un regime che non ha saputo prevenire il ricatto della fame. Dall’altro le candide spiagge del tropico, l’onirica dolcezza dell’Avana, l’aria calda di Santiago, la musica inzuppata nel rum, l’aria dei Caraibi che si incolla alla pelle come la melassa della canna da zucchero.
E’ ancora presto per dire se il turismo salverà la comatosa economia di Cuba! A causa dell’embargo per ogni dollaro incassato il governo deve investire 40 centesimi in articoli di importazione. Inoltre non si deve dimenticare il dissenso sociale provocato dal turismo. I cubani, esposti ai modelli di vita stranieri, cominciano a intravedere i possibili vantaggi del liberismo economico. Le disuguaglianze introdotte dal turismo stanno provocando negli abitanti dell’isola un profondo risentimento.
Ed è sempre più frequente, alla domanda fatta ai ragazzi cubani “Che cosa vuoi fare da grande?” la risposta “Il turista!!!!!”.
Alessandra
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